Bambini difficili: il disturbo oppositivo provocatorio

DOP

In età prescolare è del tutto normale che un bambino utilizzi aggressività e ostilità per esprimere l’egoismo infantile  e per distinguere il sé dagli altri, per capire le regole sociali e per imparare le prime forme di adattamento.

Con l’ingresso a scuola le modalità comportamentali negativistiche e provocatorie dovrebbero lasciare spazio ad una comunicazione con l’altro più efficace e positiva; laddove ciò non avviene si può sospettare la presenza di un disturbo oppositivo provocatorio. Questi bambini presentano un’ostilità continua e persistente per almeno 6 mesi, non rispettano le regole, hanno eccessi d’ira di fronte ad obblighi e divieti e sembrano sempre infastiditi dalle persone intorno a loro.

QUALI CARATTERISTICHE HA QUESTO BAMBINO DIFFICILE?

Il disturbo oppositivo provocatorio emerge solitamente tra i 6 e 12 anni ma viene spesso diagnosticato più tardi, in fase preadolescenziale.

Questi bambini presentano in generale caratteristiche comportamentali simili:

  • amano provocare
  • non si sentono responsabili dei loro errori
  • sfidano sia adulti che coetanei
  • non hanno consapevolezza del proprio problema
  • reputano i loro comportamenti aggressivi come una normale risposta alla situazione frustrante
  • se ripresi e sgridati tendono a ridere

 

Nel contesto scolastico questi bambini fanno fatica ad adattarsi alle regole principali segnando inevitabilmente l’andamento di tutta la classe. Spesso presentano scarsi risultati di rendimento a causa dell’incapacità a seguire le consegne e a farsi aiutare.

Interagire con un bambino difficile come quelli che hanno un disturbo oppositivo porvocatorio mette a dura prova la propria pazienza e spesso l’adulto può erroneamente lasciarsi andare a frasi del tipo “è fatto così”; i genitori e gli adulti di riferimento infatti tendono a spiegare i comportamenti di questi bambini come conseguenza di caratteristiche stabili e disposizionali di personalità. Le madri solitamente pensano, per esempio:

  • che i loro figli siano responsabili dei loro comportamenti
  • che il bambino intenzionalmente si comporti male
  • che i problemi del bambino siano non modificabili o incontrollabili.

In altre parole, i genitori, erroneamente, non pensano di essere in qualche modo in grado di contribuire al miglioramento della situazione del figlio e dunque adottano pratiche disciplinari fallimentari o peggiorative.

E’ bene tenere sempre presente che il soggetto affetto da questo disturbo comportamentale non vive una vita serena, ha un immagine di sé svalutante, crede di non meritare l’amore altrui e ritiene dunque normale il comportamento di allontanamento degli altri.

PERCHE’ TUTTA QUESTA OSTILITA’?

La prepotenza e l’ostilità del bambino con disturbo comportamentale non sono altro che un mezzo per manifestare una sorta di sofferenza; l’aggressività continua è una richiesta di attenzione e di amore che il bambino mette in atto a seguito delle sue percezioni di abbandono, di violenza, di serenità negata nella sua esperienza di bambino.

QUALI SONO GLI STILI EDUCATIVI RISCHIOSI?

E’ importante che i genitori siano cosapevoli del loro contributo alla formazione di un disturbo oppositivo provocatorio. I fattori che favoriscono l’insorgenza di questo disturbo sono:

  • permissivismo: le regole servono al bambino per poter anticipare le risposte genitoriali
  • incoerenza
  • rifiuto
  • disinteresse
  • uso eccesivo delle punizioni: è una grande contraddizione in quanto si insegna al bambino a non usare l’aggressività usando l’aggressività stessa
  • iperprotezione: non permette al bambino un sano sviluppo socio-cognitivo

 

E’ importante che un genitore o l’adulto di riferimento, come ad esempio l’insegnante, arrivino a capire che quando un bambino si comporta in modo poco desiderabile non è il comportamento la causa della rabbia ma il suo modo di considerare tale comportamento.

Ad esempio, alcuni genitori di fronte a figli difficili tendono a perdere la calma e ad avere questi pensieri negativi:

“quando mio figlio si comporta così lo fa apposta e lo devo punire”

“mi devo per forza arrabbiare per fermare questo comportamento negativo”

Un modo funzionale per affrontare un bambino difficile potrebbe essere riformulare questi pensieri negativi in modo più positivo trasformandoli in:

“punire severamente mio figlio non eliminerà quel comportamento”

“certi comportamenti non mi piacciono ma li posso sopportare”

Attraverso sedute di parent training con lo psicologo i genitori imparano attraverso mirate strategie a gestire non solo i comportamenti dirompenti del proprio figlio ma anche ad accogliere tutto il disagio e l’ansia che questo comporta.

Dott.ssa Manola Gotti

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