NEL BUCO NERO DELLA DEPRESSIONE

“Al mattino faccio fatica ad alzarmi: punto la sveglia, ma non ho nessuna voglia di trascinarmi fuori dal letto. All’idea di andare al lavoro mi sento morire. Non mi aspetto niente dalla giornata che sta per iniziare. Mi ritrovo a piangere senza motivo, vorrei solo poter tornare a dormire, per sempre”. (R. Leahly)

depressione

Chi soffre o ha sofferto di depressione condividerà l’idea che ci si sente come travolti in un buco nero senza possibilità di uscita, tutto appare grigio, ogni minima difficoltà mette l’individuo a tappeto, incapace di rialzarsi. La depressione non è solo un disagio psicologico ma spesso riguarda anche il corpo, in particolare mancanza di energia, spossatezza e un abbassamento delle difese immunitarie che porta come conseguenza una forte predisposizione ad ammalarsi facilmente.

Solo in Italia si stima che cinque milioni di persone soffrano di disturbi depressivi e l’età più colpita è tra i 25 e i 44 anni, con una predisposizione maggiore nelle donne.

Questo disagio esistenziale tende a minare ogni ambito della propria quotidianità, dalla sfera privata a quella lavorativa e sociale; la persona non ha voglia di alzarsi dal letto la mattina, non trova un senso a quello che fa. Fra i sintomi più importanti abbiamo:

  • disturbi del sonno
  • alterazioni dell’appetito
  • anedonia, ovvero l’incapacità di provare piacere
  • difficoltà di concentrazione
  • alterazioni psicomotorie (agitazione o al contrario rallentamento)
  • pensieri suicidari
  • apatia
  • tristezza e disperazione
  • stanchezza

LA DEPRESSIONE E LA SOLITUDINE

Una persona depressa ha la tendenza a farsi terra bruciata intorno a sé dal momento che mette in atto strategie comportamentali che conducono inevitabilmente al ritiro sociale. La solitudine diventa così uno dei grandi drammi del depresso.

Evidenze scientifiche mostrano che le persone che soffrono di depressione hanno difficoltà specifiche nel problem-solving in contesti relazionali: un commento leggero e futile può essere frainteso, letto come un grave insulto e attacco personale e quindi affrontato dal depresso con rabbia o con una sorta di “chiusura” che fa tagliare i ponti con le persone vicine. Inoltre, avere questo disturbo porta ad oscillare tra atteggiamenti di autocommiserazione e autoaccusa dovuti ad un senso di inadeguatezza e bassa autostima. Questi comportamenti innescano inevitabilmente esiti sociali negativi.

I familiari e gli amici  fanno spesso leva sulla forza di volontà per spronare la persona a riprendere in mano la propria vita, ma purtroppo questo non funziona quasi mai. Infatti, una caratteristica della depressione è proprio la mancanza di energia psichica necessaria ad utilizzare la volontà che porta, nei casi più gravi, a comportamenti autodistruttivi come l’abuso di alcol, di sostanze o all’idea di suicidio.

ACCETTARE E CAPIRE LA DEPRESSIONE

Normalmente succede che la prima strategia che l’individuo utilizza è quella di combattere contro questo grande dolore, facendo emergere una dose di rabbia, impotenza e necessità impellente di liberarsi dai sintomi del disagio. Anche parenti e amici esortano a far fronte a questo grande vuoto con forza e tenacia non sapendo che probabilmente sarà qualcosa di inutile.

Al contrario, il primo passo fondamentale verso il benessere riguarda la disponibilità ad accettare di avere un problema, in questo caso la depressione.

Accogliere questo disagio interiore non significa arrendersi passivamente ai sintomi, ma anzi significa porsi in atteggiamento amorevole e non giudicante, significa “prendere le cose così come sono” (accettare dalla radice latina capere che significa appunto prendere) e lasciare emergere ogni tipo di emozione negativa accogliendola come una parte di sé e non come qualcosa contro cui combattere.

E’ necessario quindi che l’individuo impari a guardare i propri pensieri negativi da fuori e che accolga le sensazioni dolorose ad essi associati senza tentare di controllarle o evitarle. Diventa fondamentale imparare ad ascoltarsi interrompendo quel frenetico lavoro di rimuginio della mente. Questa strategia inizialmente è abbastanza difficile sia da comprendere che da attuare ma è in grado, nel medio e lungo termine, di dare risultati migliori rispetto all’evitamento e permette di riprendere una vita piena e gratificante.

E’ comunque bene che la depressione venga presa in considerazione seriamente fin dai suoi primi esordi per evitare che si cronicizzi e diventi un vero e proprio stato della mente, un’abitudine di vita consolidata.

Dott.ssa Manola Gotti – Psicologa

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