I MOLTI MODI D’AMARE: RODOLFO, GIOVANNI E OTELLO.

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Quando si pensa ad una relazione d’amore abbiamo indicativamente in mente una situazione in cui i due amati si cercano spesso, sono desiderosi di stare vicino il più possibile e condividere ogni cosa; abbiamo in mente che quando uno dei due partner è lontano l’altro sia un po’ triste ma in grado di sopportare la lontananza in quanto ha interiorizzato la figura dell’amata/o ed è certo che tornerà. E, ancora, ci immaginiamo che il ricongiungimento renderà entrambi felici.

La realtà spesso ci mostra che non è così. Ci sono storie d’amore difficili, complicate e infelici che rimangono in piedi per molto tempo, alcune addirittura a vita. Può succedere che amare una persona procuri dolore, disagio e ansia; in altri casi ci si ferma alla fase del corteggiamento e non si è in grado di spingersi oltre per creare un legame più profondo.

DA DOVE TRAE ORIGINE IL NOSTRO MODO D’AMARE?

Indubbiamente sono molti i fattori che contribuiscono a formare il nostro stile in una relazione di coppia e che ci orientano verso una tipologia di partner piuttosto che un’altra. Da alcune ricerche condotte in questo ambito emerge però una considerazione importante: il legame affettivo che si è costruito da bambino con la propria madre o altra figura di riferimento significativa è il fattore che più determina le relazioni di coppia future. Attraverso gli scambi affettivi e sociali, il bambino inizia a costruirsi una sorta di modello interno sia della madre che di se stesso e nel tempo questo modello verrà usato un po’ come punto di partenza per definire le proprie reazioni in una relazione e anche per prevedere i comportamenti dell’Altro. Nel tempo l’individuo tenderà a cercare partner o ad instaurare uno stile relazionale che confermi le aspettative di questi modelli interni.

IL CASO DI RODOLFO E MIMI’

Rodolfo è figlio di una madre, come direbbe Mary Ainsworth, “sensibile e responsiva”, ovvero una madre che riconosce i segnali del bambino e accorre con prontezza. Dunque Rodolfo si sente sicuro e in grado di esplorare l’ambiente circostante, sa che in caso di bisogno la madre ci sarà ma al contempo proverà a districarsi da solo nella difficoltà. Questo tipo di bambino svilupperà un’immagine di sé come persona che è degna di essere amata e dunque sarà propenso ad aspettarsi che gli altri daranno valore alla sua persona e viceversa potrà fare lui.

Il bambino Rodolfo quando viene lasciato all’asilo i primi giorni è molto addolorato ma ben presto inizia ad interagire e ad avere scambi sociali positivi; se si fa male cerca conforto nell’educatrice, riesce insomma ad esprimere sia le emozioni positive che quelle negative.

Da adolescente Rodolfo ha un certo numero di amici e trova rassicurante la realtà esterna.

Da adulto Rodolfo si innamora di Lucia (Mimì) scartando Valeria, quella che giocava a sedurre ben oltre gli standard previsti in una relazione.

Essi instaurano una relazione d’amore stabile e duratura; entrambi sanno che potranno avere litigi o momenti difficili ma che questo non cambierà il sentimento che provano. Talvolta entrambi sono attratti da altri, talvolta può capitare che siano infedeli ma è raro che gli altri possano sembrare dei partner più interessanti.

Il fondamento del loro desiderio è proprio il loro attaccamento reciproco.

L’AMORE OSSESSIVO: OTELLO E DESDEMONA

La madre di Otello è abbastanza imprevedibile. Quando il figlio piange lei non sempre accorre e talvolta mentre lui gioca lo interrompe per baciarlo e abbracciarlo. Questo tipo di comportamento non permette ad Otello di prevedere le reazioni della madre e crea in lui una certa dose di insicurezza che lo farà piangere disperato alla prima minima avvisaglia di pericolo o  dolore.

Questo bambino crea una vera e propria strategia di sopravvivenza: cerca disperatamente la vicinanza con la madre, tende ad esasperare le emozioni negative e pare inconsolabile. Di riflesso, la mamma usa uno stile educativo basato sull’intrusività e sull’iperprotezione. Entrambi fanno di tutto per non distrarsi l’uno dall’altro.

Otello fatica ad allontanarsi dalla mamma per esplorare l’ambiente per la paura di non trovare più la madre ad accoglierlo. Spesso quando la madre lo va a prendere all’asilo, Otello la picchia perché la sua paura di non essere riportato a casa ha scatenato in lui una forte dose di rabbia. Lui è molto arrabbiato con lei ma allo stesso tempo non la molla.

Da adolescente Otello instaura poche relazioni, una molto morbosa con l’amico del cuore ma alla minima delusione o sospetto di infedeltà tronca il rapporto.

Da adulto, egli instaura parecchie relazioni ma rimane incapace di staccarsi dalla famiglia d’origine con la quale, al contempo, ha un rapporto molto conflittuale proprio per la difficoltà a staccarsene.

Nelle sue storie d’amore Otello mette in atto quel suo modello interno che gli fa credere di non essere amabile e dunque si aspetta sempre che l’altro non lo ami abbastanza diventando così geloso, possessivo e controllante. Otello vive perennemente in uno stato di ansia da separazione e le sue emozioni sono sempre portate all’estremo.

Otello sceglie come partner Desdemona la quale, nonostante la sua devozione a lui, non riesce a convincerlo della dsua fedeltà. Otello odia Desdemona perchè dipende da lei e in un raptus di gelosia la uccide, eliminando così la persona che più vorrebbero vicina.

L’AMORE NON-AMORE: DON GIOVANNI

Giovanni ha una madre che tende a non confortarlo nel momento del bisogno e  che spesso ripete queste frasi: “gli ometti non piangono”, “sei grande ormai, non piangere“; si tratta di una mamma infastidita dai momenti di debolezza del figlio e convinta che questo stile educativo vada usato per il bene del bambino. Giovanni viene sempre spinto a fare da solo e viene ridicolizzato quando espone le sue paure; inoltre, per invogliarlo a fare meglio, lo critica e lo svaluta.

Quando la mamma lo porta all’asilo la prima volta, Giovanni è indifferente e la madre ne è molto orgogliosa. Si approccia agli altri in modo aggressivo e imprevedibile.

Giovanni sviluppa un modello interno che gli fa pensare di essere “una persona non degna di essere amata” e per sopravvivere ad un possibile rifiuto dell’Altro tende a sopprimere le proprie emozioni e ad usare invece la ragione.

Da adulto ha molto successo con le donne ma non si lega mai, mette in atto prevalentemente intese sessuali più che affettive e cambia spesso partner; solitamente le ragazze privilegiate sono quelle che non fanno richieste affettive e intime e che lo fanno sentire proprio non amato come faceva la madre.

Giovanni sposa Elvira e costruiscono una relazione in cui hanno una distanza ottimale, né troppo vicini né troppo lontani.

Bibliografia

G. Attili, Attaccamento e amore, 2004 Il Mulino.

 

 

 

 

 

 

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