Ri-conoscere l’ansia per imparare a gestirla

Quante volte capita di definirsi “ansiosi” rispetto ad una situazione nuova, un esame da affrontare, una notizia attesa, a quanti sarà capitato di provare palpitazioni, brividi, respiro affannoso dopo un forte spavento? L’ansia fa certo parte della nostra quotidianità e così anche i suoi sintomi, la questione è riuscire a capire quando il livello di ansia supera la soglia della fisiologicità fino a diventare una patologia che pervade i vari ambiti della vita di un individuo.

Definire cosa sia l’ansia non è lavoro semplice, il più delle volte si fa riferimento ad una complessità di reazioni emotive che si manifestano a seguito di uno stimolo specifico; l’ansia inizia ad aumentare quando la persona ritiene che in quel preciso momento il pericolo sia imminente e grave e non si ritiene in grado di gestire la situazione.

E’ chiaro come in natura l’ansia sia una reazione necessaria alla sopravvivenza: c’è un pericolo, ho paura e quindi agisco. In queste circostanze il cuore accellera la sua attività, la respirazione aumenta, i muscoli si tendono e tutto il corpo si prepara ad affrontare la minaccia o con la fuga o con l’attacco.

QUANDO L’ANSIA DIVENTA PATOLOGICA?

Il termine ansia deriva dal latino ANXIA a sua volta derivante dal verbo ango che significa stringere, soffocare; in effetti uno dei sintomi più comuni dell’ansia è un senso di soffocamento o di costrizione alla gola o al petto. In generale, si tratta di ansia patologica quando la preoccupazione, pervasiva e difficilmente controllabile, è eccessiva rispetto agli eventi di cui si ha paura.

[nella metropolitana Brian batte i piedi nervosamente. Inarca il dorso per distendere i muscoli contratti delle spalle e guarda l’orologio, temendo di arrivare al lavoro con tre o quattro minuti di ritardo. Odia arrivare in ritardo. Non ha dormito molto la notte precedente perché il suo sonno è stato agitato dai pensieri suscitati dal lavoro. C’è sempre qualche preoccupazione che gli disturba il sonno. Fa fatica a concentrarsi sul giornale che tiene in mano e si rende conto di non riuscire a ricordare cosa ha appena letto. (Elliot, Smith, 2006]

Le persone con un disturbo d’ansia generalizzato tendono a preoccuparsi frequentemente per molte cose che riguardano svariati ambiti della vita, lavoro, salute, famiglia, condizioni economiche. Spesso ciò è correlato a difficoltà a rilassarsi e a disturbi del sonno.

MA COS’E’ CHE ALIMENTA L’ANSIA?

Le persone ansiose spesso non tollerano la mancanza di sicurezza, quell’incertezza universale all’interno della quale è destinato a vivere l’uomo. Non sapere come andranno a finire le cose alimenta i vissuti di ansia e costringe ad investire una notevole quantità di energia in preoccupazioni che non permettono il benessere della persona.

La credenza di fondo è questa: SE IL MONDO E’ INCERTO, ALLORA E’ PERICOLOSO (Ruggiero, 2012); di fronte ad un evento incerto – che per natura è imprevedibile quindi non è detto abbia esito negativo – l’individuo ansioso ha già formulato e considera valida l’ipotesi negativa, tralasciando le alternative e dimenticando che l’evento non è ancora accaduto.

STRATEGIE PER IMPARARE A GESTIRE L’ANSIA

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  • Decidi se la tua preoccupazione è utile oppure no. Ad esempio: preoccuparsi di avere benzina prima di mettersi in viaggio è utile, preoccuparsi per un possibile incidente no. Una preoccupazione è utile se la domanda che ti poni ha una risposta e se è possibile fare qualcosa nell’immediato o comunque a breve. Scoprirai che spesso puoi fare a meno di preoccuparti perché non cambierà comunque il corso degli eventi.
  • Impara ad accettare le cose per come sono davvero e non per come vorresti che fossero. Essere consapevoli di questo è un punto di partenza per un cambiamento che può portare al benessere. Arrovellandosi non si cambia la situazione. E’ possibile trovare una soluzione solo se si accetta il problema e si fa qualcosa per risolverlo. Dunque non rimuginare ma agisci.
  • Verifica periodicamente le tue previsioni.
  • Modifica le convinzioni negative di base che ti costringono di conseguenza all’evitamento di determinate situazioni. Un esempio di convinzione negativa è per esempio “non valgo niente” oppure “non sono in grado di stare in mezzo alla gente”.
  • Cerca di convincerti che anche se una situazione va male si può superare la cosa e rimediare ai propri errori. Pensa che il fallimento genera una serie di informazioni da cui è possibile imparare, l’insuccesso può essere uno stimolo da cui ripartire. Inoltre, assicurati che l’obiettivo che ti eri posto non fosse troppo alto.

Per concludere, è chiaro che per superare un disturbo d’ansia ci vuole tempo e impegno, non esiste una soluzione immediata ma è certamente possibile imparare ad usare strategie che possano andare a migliorare la gestione delle preoccupazioni e nel tempo raggiungere una situazione di benessere. Se c’è una regola per combattere l’ansia è cedervi: è necessario accogliere l’ansia come un segnale del nostro corpo che in qualche modo non riesce più a sprecare ingenti energie per sottostare a quel rigido controllo degli eventi che è per natura irrealizzabile.

Dott.ssa Manola Gotti – psicologa

Se desideri avere più informazioni in merito ai disturbi d’ansia o se hai bisogno di una consulenza psicologica compila il form qui sotto, sarai ricontattato al più presto.

 

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